Ricette

Il gelato italiano che in Argentina è diventato un gigante da oltre un metro

Claire Roux
Claire Roux
Settembre 20, 2026 5 min
Gigantesco cono gelato italiano sorretto verticalmente da una mano in Argentina.

A Buenos Aires c’è un cono che supera il metro di altezza e attira code chilometriche fuori dalle gelaterie. Non è un trucco pubblicitario né un esperimento isolato: è diventato il simbolo di un fenomeno che parte dal Veneto e attraversa un secolo di storia. Il gelato italiano che in Argentina è diventato un gigante da oltre un metro porta un nome preciso, e dietro quel nome c’è una famiglia che ha trasformato la nostalgia di casa in un impero.

Il protagonista si chiama Lucciano’s, ma la storia comincia molto prima con l’insegna Cadore, nata dalla famiglia Olivotti. Sono loro ad aver portato in Sud America le ricette italiane che oggi riempiono le vetrine argentine di gusti alla crema, cioccolato e frutta fresca, montati in torri spettacolari che sfiorano e superano il metro di lunghezza.

Il fenomeno del gelato italiano gigante in Argentina: Lucciano’s e Cadore

Chiunque passeggi per Buenos Aires nota subito le vetrine di Lucciano’s: coni che si arrampicano verso l’alto con dieci, dodici palline impilate, decorate con creme, frutti e salse che scendono lungo i bordi. Non è solo estetica da social network. È il risultato di una tecnica di gelato artigianale pensata per stupire, ma costruita su basi solide: latte fresco, poca aria incorporata, lavorazione lenta, la stessa cura che si ritrova nelle gelaterie artigianali umbre da provare assolutamente.

Cadore, il marchio da cui tutto è partito, resta un punto di riferimento per gli argentini di origine veneta e non solo. Le due insegne oggi convivono nel racconto di un successo che ha attraversato generazioni, mantenendo intatta l’identità di gelateria di quartiere anche quando è diventata un vero e proprio marchio globale.

Le origini: la migrazione dei gelatieri italiani in Argentina

Tra fine Ottocento e inizio Novecento migliaia di famiglie venete lasciarono le valli bellunesi per cercare fortuna oltreoceano. Portarono con sé pochi bagagli e un sapere prezioso: quello della lavorazione del latte e dello zucchero, tramandato di padre in figlio. L’Argentina, con la sua forte comunità italiana, si rivelò terreno fertile per chi sapeva fare gelato.

Questa migrazione italiana non fu un episodio isolato. Interi paesi del bellunese si spopolarono mentre a Buenos Aires nascevano le prime botteghe artigianali. I gelatieri bellunesi si riconoscevano tra loro, si scambiavano consigli sulle miscele, si contendevano i clienti nei quartieri dove la comunità italiana si era insediata più numerosa.

La famiglia Olivotti e la tradizione bellunese

La famiglia Olivotti arrivò con il bagaglio tipico di chi veniva da Cadore: pazienza, manualità e ricette custodite gelosamente. Aprirono la prima bottega puntando su ingredienti semplici e su un gelato alla crema che ricordava quello lasciato in Italia. Fu proprio quella fedeltà alla tradizione veneta a distinguerli dalla concorrenza locale, spesso più industriale e meno curata nei dettagli.

Da Cadore a Buenos Aires: la nascita di un impero

Nel giro di pochi decenni la piccola attività familiare si moltiplicò in più punti vendita. Il nome Cadore Buenos Aires divenne sinonimo di qualità, tanto che altre gelaterie italiane cercarono di imitarne lo stile. Gli eredi della famiglia decisero poi di dare vita a un nuovo marchio, Lucciano’s, capace di conservare l’anima artigianale ma con un’estetica più moderna e riconoscibile.

Il cono gigante: cosa rende questi gelati ‘un metro e oltre’

Gelato impilato a più strati con colori vivaci

Il cono gigante non nasce per caso. Gli artigiani del gelato di Lucciano’s lavorano ogni pallina separatamente, scegliendo consistenze diverse in base al gusto per evitare che la struttura ceda sotto il proprio peso. Le dimensioni eccezionali richiedono una manualità precisa: temperature controllate, gelato leggermente più compatto rispetto alla media, e una sequenza di gusti studiata per bilanciare colori e sapori dall’alto verso il basso.

La differenza che si sente in bocca: nel gelato industriale vs artigianale, la variabile chiave è l’aria incorporata durante la mantecazione. Meno aria significa gelato più denso, più freddo al palato ma anche più ricco di gusto reale: è questo il segreto che permette ai coni giganti di reggersi in piedi senza sciogliersi troppo in fretta.

Il risultato è diventato un’attrazione turistica a sé stante. Chi visita Buenos Aires si ferma davanti alle vetrine anche solo per fotografare quei coni sproporzionati, prima ancora di assaggiarli. È marketing, certo, ma costruito su una base tecnica reale che affonda le radici nelle ricette italiane originali.

Da Buenos Aires a Roma: il ritorno in Italia dei brand argentini

Il cerchio si è chiuso con l’apertura Roma di Lucciano’s, prima tappa europea del marchio. Un gelato nato dall’esportazione tradizione di famiglie venete emigrate un secolo fa torna oggi nel paese d’origine, ma con un’identità nuova, quasi da fenomeno di costume. I turisti romani si trovano davanti la stessa scenografia vista nei video di Buenos Aires: coni altissimi, code all’ingresso, gusti che uniscono creme classiche a combinazioni più audaci.

Questo ritorno racconta qualcosa di più ampio sul gelato artigianale italiano: un prodotto che ha viaggiato, si è trasformato, ed è tornato capace di competere anche sul mercato che lo aveva generato. Non è un caso isolato, perché altre insegne nate dalla diaspora italiana in Sud America guardano oggi all’Europa con lo stesso interesse.

Perché il gelato italiano ha conquistato l’Argentina

Gelato italiano servito in cono con colori vivaci appetitosi

La risposta sta in un equilibrio tra qualità e nostalgia. Le comunità italiane arrivate in Argentina cercavano un pezzo di casa nei sapori quotidiani, e i gelatieri bellunesi seppero offrirlo senza compromessi sugli ingredienti. Nel tempo il pubblico argentino, anche quello senza origini italiane, ha riconosciuto in quel gelato una qualità superiore rispetto alle alternative industriali diffuse nel paese, un contrasto interessante rispetto al calo delle vendite di gelato in Italia nonostante l’aumento dei consumi, come raccontato nell’articolo sui prezzi troppo alti denunciati dalle gelaterie italiane.

Oggi il gelato italiano gigante in Argentina è insieme un ricordo di famiglia e un prodotto da esportazione globale. Racconta come una tradizione artigianale, portata da chi non aveva altra scelta che emigrare, possa trasformarsi in uno dei simboli più fotografati di una città e tornare, dopo cento anni, a farsi assaggiare proprio dove tutto era cominciato.

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Claire Roux
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Claire Roux

Cuoca di pratica e buon senso
Vive la cucina come pratica del quotidiano e rifiuta le mode effimere. Racconta ricette costruite su principi solidi, ingredienti scelti con consapevolezza, e l'idea di una casa che invecchia bene. Sperimenta metodi tradizionali, ascolta i tempi lunghi, crede nel buon senso prima di tutto.
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