Il cioccolato che mangiamo oggi rischia di diventare un lusso raro nei prossimi decenni. Le piante di cacao stanno cedendo terreno a malattie fungine, siccità prolungate e temperature che superano ormai le soglie di tolleranza della coltura. Per questo Mars, una delle aziende più grandi del settore dolciario (proprio come Ferrero, che ha da poco rilanciato il cioccolato di Willy Wonka sugli scaffali), ha deciso di intervenire direttamente sulla genetica della pianta.
Il progetto punta a creare cloni di cacao resistenti attraverso tecniche di editing genetico e intelligenza artificiale, in collaborazione con l’Università della California. L’obiettivo dichiarato è ottenere varietà di cacao capaci di sopravvivere ai cambiamenti climatici e alle principali malattie del cacao, senza compromettere la qualità delle fave usate per la produzione di cioccolato.
La crisi del cacao che minaccia la produzione mondiale
La filiera del cacao dipende in larga parte da coltivazioni situate in Costa d’Avorio e Ghana, dove il clima instabile ha già provocato calo dei raccolti e prezzi record sui mercati internazionali. Piogge irregolari, ondate di calore e la diffusione di patogeni come il virus del germogliamento del cacao (CSSV) stanno erodendo la produttività delle piantagioni tradizionali.
Gli agronomi stimano che, senza interventi, entro qualche decennio ampie zone oggi vocate alla coltivazione del cacao potrebbero diventare inadatte. Le piante attuali, spesso geneticamente uniformi, offrono poca resilienza di fronte a queste minacce combinate, proprio come i terreni compromessi dalle microplastiche che mettono a rischio le coltivazioni, e questo ha spinto aziende e ricercatori a cercare soluzioni più rapide della selezione naturale.
Il progetto di Mars: cloni di cacao resistenti
Mars ha scelto di puntare sulla clonazione selettiva delle piante che mostrano già una naturale tolleranza a stress climatico e malattie. Attraverso il lavoro congiunto con l’Università della California, i ricercatori individuano gli esemplari più robusti in campo e ne replicano il patrimonio genetico su larga scala, riducendo i tempi che normalmente richiederebbe l’incrocio tradizionale tra varietà di cacao diverse.
Questo approccio consente di distribuire ai coltivatori piante già selezionate, evitando i lunghi cicli di sperimentazione agronomica che caratterizzano i metodi convenzionali. La logica è semplice: se una pianta madre resiste bene a un fungo o a un periodo di siccità, i suoi cloni dovrebbero mantenere le stesse caratteristiche.
Le tecnologie utilizzate: CRISPR e intelligenza artificiale
Il cuore tecnico del progetto combina CRISPR, uno strumento di editing genetico che permette di modificare con precisione singoli tratti del DNA, e algoritmi di intelligenza artificiale che analizzano migliaia di dati genomici per prevedere quali combinazioni genetiche offrono la maggiore resistenza. L’IA accelera la fase di ricerca, individuando pattern che sarebbero difficili da cogliere con l’analisi umana tradizionale.
La manipolazione genetica, in questo caso, non serve a inserire geni estranei presi da altre specie, ma a rafforzare tratti già presenti in alcune varietà di cacao selvatiche o poco coltivate, aumentando così la biodiversità genetica disponibile per i futuri incroci.
Il numero che spiega l’urgenza del progetto
In alcune aree della Costa d’Avorio le malattie fungine hanno già distrutto oltre un quarto delle piantagioni disponibili, spingendo i prezzi del cacao a livelli mai visti prima sui mercati globali.
Obiettivi e benefici per la filiera del cioccolato

L’ambizione di Mars è garantire alla filiera del cacao una maggiore resilienza di fronte a shock climatici sempre più frequenti, proteggendo al tempo stesso il reddito di milioni di piccoli coltivatori che vivono di questa coltura. Piante resistenti significano raccolti più stabili, meno perdite dopo eventi estremi e, in prospettiva, prezzi meno volatili per l’intera industria del cioccolato.
La sostenibilità economica dei coltivatori è legata a doppio filo alla salute delle piante: se i cloni resistenti funzionano come previsto, la produzione di cioccolato potrebbe reggere l’urto dei cambiamenti climatici senza dover convertire enormi superfici a nuove colture, con effetti positivi anche sulla biodiversità delle aree coinvolte.
| Metodo | Tempo richiesto | Precisione genetica |
|---|---|---|
| Incrocio tradizionale | Anni, spesso decenni | Bassa |
| Clonazione selettiva | Mesi | Media |
| CRISPR + IA | Settimane per l’analisi genomica | Alta |
Controversie e limiti degli OGM nel settore del cacao
Non tutti guardano a questo progetto con lo stesso entusiasmo. Diverse associazioni ambientaliste e alcuni esperti agronomi sollevano dubbi sull’uso di OGM e tecniche di editing genetico applicate a colture destinate all’alimentazione. Il timore principale riguarda la perdita di biodiversità: concentrare la produzione su pochi cloni selezionati potrebbe rendere la filiera più vulnerabile a nuovi patogeni non ancora identificati.
C’è poi la questione dell’accesso: i piccoli coltivatori africani, che coltivano cacao spesso su terreni familiari di poche decine di alberi, potrebbero non avere le risorse per adottare rapidamente le nuove piante, ampliando il divario con le grandi realtà agricole industrializzate. La manipolazione genetica del cacao resta insomma un terreno tecnicamente promettente ma socialmente delicato, dove la scienza dovrà dimostrare risultati concreti prima di conquistare la fiducia di chi lavora la terra ogni giorno.





