Gli aster, chiamati anche settembrini per la loro fioritura tardiva, si moltiplicano con una facilità che sorprende chi li coltiva per la prima volta. Non servono attrezzi particolari né competenze da vivaista: bastano un cespo sano, un po’ di pazienza e il momento giusto dell’anno.
La tecnica più immediata e con il tasso di riuscita più alto resta la divisione dei cespi, da fare in primavera o in autunno. In alternativa si può ricorrere alla talea, prelevando rametti dalla pianta madre in primavera, oppure alla semina, più lenta ma utile per chi vuole ottenere molti esemplari partendo da zero. Vediamo come procedere con ciascun metodo, così da scegliere quello più adatto al proprio giardino.
Le tecniche di moltiplicazione degli aster: quale scegliere
Chi vuole risultati certi e veloci sceglie quasi sempre la divisione dei cespi: il cespo adulto viene semplicemente separato in porzioni più piccole, ognuna già dotata di radici proprie. È il metodo consigliato ai principianti perché l’attecchimento è pressoché garantito.
La talea richiede qualche settimana in più per il radicamento, ma permette di moltiplicare gli aster senza disturbare la pianta madre nella sua interezza (una tecnica simile a quella spiegata per far nascere una vite da un ramo). La semina, infine, è la strada più lunga: si parte dai semi raccolti dopo la fioritura e si aspetta che germoglino, un processo adatto a chi non ha fretta e vuole sperimentare varietà diverse.
Divisione dei cespi: il metodo più semplice e veloce
Dividere un cespo di aster significa prelevare una porzione di pianta con radici e getti, per poi trapiantarla altrove come pianta autonoma. Con il passare degli anni i cespi tendono a infoltirsi e a produrre meno fiori al centro: dividerli non è solo un modo per ottenere nuove piante, ma anche un intervento che rinvigorisce la pianta madre.
Quando dividere gli aster
I due momenti ideali sono la primavera, quando i nuovi getti spuntano dal terreno, e l’autunno, subito dopo la fioritura. In primavera il vantaggio è avere tutta la stagione calda per il radicamento; in autunno, invece, si sfrutta il periodo di riposo vegetativo, con meno stress per la pianta.
Procedura passo-passo
Il procedimento è lineare e non richiede attrezzi complicati:
- Estrarre l’intero cespo con una vanga, facendo attenzione a non spezzare troppe radici.
- Dividere la zolla con le mani o con un coltello affilato in porzioni di almeno tre o quattro germogli ciascuna.
- Eliminare le parti legnose o secche al centro, mantenendo solo le porzioni più vigorose.
- Ripiantare subito ogni porzione in un substrato ben drenato, arricchito con un po’ di terriccio fresco.
- Annaffiare abbondantemente nei primi giorni per favorire l’attecchimento.
Le nuove piante ottenute per divisione spesso fioriscono già nella stagione successiva, un risultato che la talea e la semina non garantiscono con la stessa rapidità.
Moltiplicazione per talea: come prelevare e radicare i rametti

La talea è la tecnica giusta per chi vuole moltiplicare gli aster senza toccare l’apparato radicale della pianta madre. Si preleva un rametto giovane, lo si fa radicare in un substrato leggero e, una volta emesse le prime radici, si trapianta in vaso o direttamente in giardino.
Preparazione delle talee
In primavera, quando i nuovi getti hanno raggiunto qualche centimetro, si taglia un rametto sano lungo circa dieci centimetri, preferibilmente privo di boccioli. Si eliminano le foglie basali, lasciando solo un piccolo ciuffo in cima, e si pianta la talea in un mix di terriccio e sabbia che garantisca un buon drenaggio.
Radicamento e prime cure
Il vaso va tenuto in un luogo luminoso ma non esposto al sole diretto, con un’umidità costante del substrato senza mai arrivare al ristagno. Le radici cominciano a formarsi generalmente entro tre o quattro settimane: si può verificare l’attecchimento tirando molto delicatamente il rametto, che opporrà resistenza se le radici si sono già sviluppate.
Il segnale che la talea ha attecchito
Quando dalla base del rametto spuntano nuove foglioline, è il segnale più affidabile che le radici si sono formate. A quel punto la talea può essere spostata in un vaso più grande o messa a dimora in giardino.
La semina degli aster: quando e come farla
Meno diffusa ma comunque praticabile, la semina si effettua raccogliendo i semi dai fiori appassiti in autunno, oppure acquistando bustine già pronte. La semina va fatta a fine inverno, in semenzaio protetto, utilizzando un terriccio fine e ben livellato. I semi vanno appena coperti, mantenuti umidi con nebulizzazioni leggere e posizionati in un luogo con temperature miti.
La germinazione richiede in genere due o tre settimane. Una volta che le piantine hanno sviluppato alcune foglie vere, si procede al trapianto in vasetti singoli, per poi passare in piena terra quando il rischio di gelate tardive è ormai escluso.
Messa a dimora e cure delle nuove piante
Che si tratti di divisioni, talee radicate o piantine da seme, la messa a dimora segue regole simili. Si sceglie una posizione soleggiata o a mezz’ombra, si prepara una buca leggermente più larga della zolla e si arricchisce il fondo con del compost maturo. La pianta va inserita mantenendo il colletto allo stesso livello del terreno circostante.
Nei primi giorni successivi al trapianto l’innaffiatura deve essere regolare, per aiutare le radici a colonizzare il nuovo substrato senza subire stress idrico. Una volta superata questa fase, gli aster diventano piante piuttosto rustiche, capaci di affrontare senza problemi anche periodi di siccità moderata.
Gli errori da evitare per un successo garantito

L’errore più comune riguarda il periodo scelto per la divisione: intervenire in piena estate, quando le temperature sono alte, espone le nuove piante a uno stress eccessivo e riduce drasticamente le probabilità di attecchimento. Anche un substrato troppo compatto, che trattiene l’acqua in eccesso, è tra le cause principali di marciumi radicali nelle talee.
Un altro passo falso è ripiantare porzioni di cespo troppo piccole, con una sola gemma: meglio dividere in parti generose, con almeno tre o quattro germogli, per dare alla nuova pianta abbastanza riserve per superare il trapianto. Infine, dimenticare le annaffiature nelle prime settimane dopo la messa a dimora vanifica spesso mesi di lavoro, proprio nella fase in cui le radici sono ancora fragili e non riescono ad assorbire acqua in profondità.



