Aprire una scatola di ceci dovrebbe essere un gesto semplice. Eppure dietro quell’etichetta rassicurante possono nascondersi residui di pesticidi, tracce di glifosato o bisfenolo A nel rivestimento del barattolo. Un test di laboratorio ha messo sotto esame 24 ceci in scatola tra i più venduti nei supermercati italiani, e i risultati raccontano una storia utile a chi fa la spesa ogni settimana.
La buona notizia arriva subito: 12 marche su 24 hanno superato il test con giudizi positivi, senza contaminanti preoccupanti e con valori nutrizionali in linea con quanto dichiarato in etichetta. Tra queste, Cirio, Coop e Valfrutta si sono distinte per qualità complessiva, mentre altre marche meno note hanno sorpreso in positivo grazie a materie prime pulite e processi di lavorazione controllati.
Ceci in scatola: quali sono i criteri di valutazione dei test
Il laboratorio ha analizzato ogni campione secondo parametri precisi. Al centro dell’indagine c’era la ricerca di glifosato e altri pesticidi, sostanze che possono derivare dalle pratiche agricole usate nella coltivazione dei legumi. Sono stati controllati anche i livelli di bisfenolo A, un composto chimico che talvolta migra dal rivestimento interno delle lattine verso l’alimento.
Oltre ai contaminanti, la valutazione ha considerato la qualità nutrizionale: quantità di sale aggiunto, presenza di conservanti non necessari, coerenza tra ingredienti dichiarati e composizione reale. Non meno importante, gli esperti hanno testato consistenza e sapore dei ceci, perché la sicurezza alimentare da sola non basta se il prodotto finisce nella spazzatura per il gusto poco convincente.
I 12 migliori ceci in scatola testati: la classifica completa
Sui 24 prodotti passati al setaccio, dodici hanno ottenuto un giudizio complessivamente buono o ottimo. La classifica tiene conto sia dell’assenza di residui problematici sia della qualità percepita al palato.
Le prime 4 marche consigliate
In vetta al test troviamo Cirio, premiata per l’equilibrio tra sicurezza alimentare e sapore, con tracce di glifosato praticamente non rilevabili. Subito dopo Coop, che ha convinto per la trasparenza degli ingredienti e per un rapporto qualità-prezzo giudicato tra i migliori dell’intero panel. Valfrutta si piazza al terzo posto, con valori di contaminanti sempre entro soglie minime e una consistenza dei ceci apprezzata dai tester. Chiude il podio allargato una marca a marchio del distributore, capace di eguagliare prodotti più blasonati a un costo decisamente inferiore.
Dal 5° al 12° posto: le alternative valide
Le posizioni successive raccolgono marche altrettanto affidabili, anche se con qualche piccola differenza nei dettagli. Alcuni prodotti presentavano un contenuto di sale leggermente più alto, altri una tracciabilità meno dettagliata sull’origine dei legumi. Nessuno di questi dodici, in ogni caso, ha mostrato criticità reali sui contaminanti: le differenze riguardano più che altro sfumature di gusto, texture e informazioni riportate in etichetta.
| Posizione | Marca | Giudizio contaminanti | Note |
|---|---|---|---|
| 1 | Cirio | Ottimo | Tracce non rilevabili di glifosato |
| 2 | Coop | Ottimo | Ingredienti trasparenti |
| 3 | Valfrutta | Buono | Consistenza apprezzata |
| 4-12 | Altre marche promosse | Buono | Nessuna criticità grave |
Tracce di glifosato e pesticidi: cosa è emerso dai test

Delle 24 confezioni analizzate, alcune hanno mostrato tracce misurabili di glifosato, seppure entro i limiti previsti dalla normativa vigente. In un numero più ridotto di campioni sono stati individuati anche residui di altri pesticidi, uno dei quali non più autorizzato in Unione Europea da diversi anni. Va detto che i quantitativi rilevati restano molto lontani dalle soglie considerate rischiose per la salute, ma la loro semplice presenza ha pesato nella valutazione finale di alcune marche bocciate.
Anche il bisfenolo A è finito sotto osservazione: nella maggior parte dei barattoli testati non è stato rilevato, segno che molte aziende hanno già sostituito i rivestimenti interni con materiali privi di questo composto. Solo pochi campioni hanno registrato valori minimi, comunque inferiori ai limiti di legge.
Non tutte le tracce rilevate nei test rendono un prodotto pericoloso. La normativa europea fissa soglie precise per glifosato e pesticidi nei legumi in scatola: il vero campanello d’allarme scatta solo quando i valori le superano, cosa che non è avvenuta per nessuna delle 12 marche promosse.
Come scegliere i ceci in scatola al supermercato: consigli pratici
Davanti allo scaffale, qualche accorgimento aiuta a scegliere meglio senza perdere tempo. Controllare la lista ingredienti resta il primo passo: i ceci in scatola migliori contengono solo legumi, acqua e al massimo un correttore di acidità, senza conservanti superflui. Un contenuto di sale contenuto, indicato in etichetta, è un altro segnale di qualità.
Vale anche la pena verificare se il produttore dichiara controlli sui residui o certificazioni di filiera, informazioni sempre più spesso riportate direttamente sulla confezione o sul sito aziendale. Chi acquista legumi in scatola con regolarità può alternare marche diverse tra quelle promosse dal test, così da variare fornitori e ridurre ulteriormente l’esposizione a eventuali contaminanti isolati. Sciacquare sempre i ceci sotto l’acqua corrente prima di consumarli, infine, riduce ulteriormente il contenuto di sale e di eventuali residui superficiali del liquido di governo.




