A Ballarò il nuovo mercato coperto doveva essere una svolta. Invece è diventato il centro di uno scontro che rischia di lasciare senza banco proprio chi il mercato lo ha reso famoso: i venditori storici. Il bando per assegnare i 31 stalli della struttura è stato sospeso, e tra i commercianti la paura di restare esclusi si è trasformata in protesta aperta.
Il nodo è semplice da spiegare ma difficile da risolvere: il mercato coperto di Ballarò ha bisogno di regole certe per l’assegnazione dei posteggi, ma quelle regole, così come scritte nel bando, escludono di fatto molti ambulanti che lavorano lì da decenni. Manca la partita IVA regolare, mancano i requisiti igienico-sanitari richiesti dalla normativa, oppure l’attività non risulta formalmente registrata negli anni. Risultato: chi ha costruito la storia del mercato rischia di non trovare posto nella sua versione moderna.
Mercato coperto di Ballarò: cosa sta succedendo
Il progetto della nuova struttura coperta nel quartiere Ballarò nasce per riqualificare uno dei mercati storici più conosciuti di Palermo, spostando parte delle bancarelle sotto un tetto, con servizi e spazi regolamentati. Sulla carta, un miglioramento per venditori e clienti. Nella pratica, i lavori si sono trascinati tra ritardi, un incendio che ha colpito la struttura ancora incompiuta e un clima di sfiducia crescente tra i commercianti.
Il bando per assegnare i 31 stalli, il cuore amministrativo dell’operazione, è stato più volte modificato, sospeso e poi riattivato, con una finestra di un mese per presentare le domande. Ogni riavvio ha riacceso le polemiche, perché ogni versione del bando porta con sé nuovi criteri, nuove esclusioni potenziali e nuove proteste.
Il rischio per i venditori storici: perché potrebbero restare fuori
Il punto centrale, quello che davvero preoccupa chi lavora a Ballarò, riguarda i requisiti richiesti per partecipare all’assegnazione. Per ottenere una concessione nel mercato coperto serve una posizione fiscale regolare, quindi una partita IVA attiva e in regola, oltre al rispetto dei requisiti igienico-sanitari previsti per la vendita di alimenti e prodotti freschi. Sono condizioni normali per qualsiasi attività commerciale, ma diventano un ostacolo concreto per gli ambulanti che per anni hanno lavorato in una zona grigia, tra tolleranza amministrativa e regolarizzazione mai completata.
Molti di questi venditori storici non hanno mai avuto bisogno di una regolarizzazione formale finché il mercato è rimasto informale, all’aperto, gestito secondo consuetudini locali più che secondo procedure amministrative. Con il passaggio al mercato coperto, quelle consuetudini non bastano più. Chi non riesce a dimostrare i requisiti richiesti dal bando rischia semplicemente di essere escluso dall’assegnazione degli stalli, nonostante decenni di presenza sul posto.
Il bando per i 31 stalli: sospensione e criticità

La sospensione del bando è arrivata proprio a causa di queste criticità. I criteri del bando, così come formulati inizialmente, non prevedevano un meccanismo chiaro per riconoscere l’anzianità di attività o per accompagnare i venditori privi di partita IVA verso la regolarizzazione. Il Comune di Palermo ha dovuto fermare la procedura per rivedere alcuni punti, ma la riattivazione successiva non ha convinto tutti.
Tra i problemi segnalati ci sono anche la definizione poco chiara di chi possa essere considerato ambulante storico ai fini dell’assegnazione, e l’assenza di garanzie per chi, pur avendo lavorato a Ballarò per anni, non compare nei registri ufficiali. Alcuni consiglieri della Prima Circoscrizione hanno chiesto chiarimenti pubblici proprio su questi aspetti, sottolineando il rischio che il nuovo mercato finisca per premiare chi è già in regola e penalizzare chi, per motivi storici più che di volontà, non lo è.
Il nodo partita IVA: perché blocca tanti ambulanti
Molti venditori operavano da anni senza una posizione fiscale del tutto regolarizzata. Per accedere agli stalli del mercato coperto serve invece una partita IVA attiva e in regola: senza quella, la domanda per l’assegnazione non può neppure essere presa in considerazione.
La posizione del Comune e le proteste dei commercianti
Dal lato dell’amministrazione, la linea è chiara: le regole esistono e vanno applicate. L’assessore Forzinetti ha più volte ribadito che l’applicazione della legge non è negoziabile e che il Comune di Palermo non può assegnare spazi pubblici in assenza dei requisiti previsti, per una questione di legalità e di parità di trattamento tra chi ha già investito per mettersi in regola e chi invece non lo ha fatto.
Dall’altra parte ci sono i commercianti, che parlano apertamente di rischio esclusione e di una procedura che non tiene conto della storia del mercato. Le proteste sono sfociate in un corteo, con i venditori scesi in piazza per chiedere una revisione dei criteri e più tempo per regolarizzare la propria posizione prima della scadenza del bando. L’opposizione politica ha colto l’occasione per criticare la gestione dell’intera operazione, parlando di un progetto che rischia di svuotare Ballarò della sua identità originaria proprio nel momento in cui dovrebbe rilanciarla.
Situazione attuale e sviluppi futuri

Al momento il bando è formalmente riattivato, con un mese di tempo utile per inviare le domande di assegnazione. Ma la tensione resta alta, e non è escluso che nuove sospensioni o modifiche ai criteri arrivino ancora prima della chiusura definitiva della procedura. Il Comune dovrà trovare un equilibrio tra il rispetto delle norme sulla regolarizzazione e la necessità di non spazzare via una parte della memoria commerciale del quartiere.
Per i venditori storici la partita si gioca nelle prossime settimane, tra domande da presentare, documenti da mettere in regola e la speranza che qualche correttivo al bando possa ancora arrivare. Per Ballarò, quartiere che vive proprio grazie al suo mercato, la posta in gioco riguarda non solo trentuno stalli, ma il modo in cui una città sceglie di trattare chi ne ha custodito le tradizioni per generazioni.





