La vendemmia è andata bene, forse meglio del previsto. Ma nei vigneti di Manduria e dintorni, tra i produttori del Primitivo, la soddisfazione per la qualità delle uve lascia subito spazio a una domanda scomoda: a cosa serve un’annata perfetta se il prezzo non copre i costi?
Il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria DOP e DOCG ha messo nero su bianco quello che i viticoltori ripetono da mesi nei vigneti pugliesi: servono prezzi più alti per le uve, altrimenti la filiera vitivinicola rischia di reggersi su equilibri troppo fragili. La richiesta arriva subito dopo la chiusura della vendemmia, quando i numeri sulla qualità sono ormai definiti e l’attenzione si sposta tutta sulla parte economica.
La vendemmia: qualità eccellente ma tensioni sul mercato
Sul fronte agronomico, l’annata ha regalato uve sane, mature al punto giusto, con un buon equilibrio tra zuccheri e acidità. Il territorio di Manduria, con il suo clima caldo e i terreni sabbiosi tipici della Puglia, ha confermato le caratteristiche che rendono il Primitivo di Manduria DOP una delle denominazioni più riconoscibili del panorama vinicolo italiano.
Il problema non è quindi la qualità delle uve, ma il valore che il mercato riconosce a quel lavoro. Molti produttori raccontano la stessa situazione: cantine soddisfatte del prodotto conferito, ma prezzo delle uve che non riflette gli sforzi fatti in vigna, dagli impianti viticoli aggiornati alle pratiche più sostenibili.
L’appello del Consorzio: servono prezzi più alti per sostenere i produttori
La posizione del Consorzio di Tutela è chiara e ripetuta in più occasioni: senza un adeguamento dei prezzi, la tenuta economica di centinaia di aziende agricole è a rischio. Non si tratta di una richiesta generica, ma di un ragionamento legato ai costi reali sostenuti dai viticoltori, cresciuti negli ultimi anni tra energia, manodopera e materiali per la vigna.
Il Consorzio chiede alle cantine e agli imbottigliatori di riconoscere questo scarto, così da garantire un margine minimo a chi coltiva. È un tema che riguarda direttamente la competitività della denominazione: se il prezzo delle uve resta troppo basso rispetto ai costi, il rischio è che alcuni produttori abbandonino i vigneti meno redditizi, con effetti negativi sul territorio nel medio periodo.
Le sfide del mercato del Primitivo di Manduria

Fragilità della domanda e accumulo di stocks
Dietro la richiesta di prezzi più alti c’è un mercato vinicolo che non aiuta. La domanda interna e quella export non sono cresciute quanto sperato, e questo ha portato a un progressivo accumulo di stocks nelle cantine pugliesi. Vino invenduto significa meno liquidità per pagare le uve al prezzo giusto, in un circolo che finisce per penalizzare proprio i viticoltori.
Alcuni operatori parlano apertamente di un mercato saturo per certe fasce di prodotto, mentre le etichette più identitarie e legate al disciplinare del Primitivo di Manduria DOCG continuano a tenere meglio, segno che la valorizzazione della denominazione può essere una via concreta d’uscita.
Misure proposte dal settore
Tra le ipotesi discusse dal Consorzio e dalle associazioni di categoria ci sono strumenti già usati in altre denominazioni pugliesi: contratti di filiera più stabili tra viticoltori e cantine, accordi pluriennali sul prezzo delle uve e un maggiore controllo sulle rese per ettaro, così da evitare eccessi produttivi che deprimono ulteriormente i prezzi.
In alcune zone della Puglia, il divario tra il prezzo pagato per le uve Primitivo e i costi reali di produzione viene stimato dagli operatori del settore anche superiore al 20%. Una forbice che, secondo il Consorzio, va colmata prima che diventi strutturale.
Prospettive e strategie di valorizzazione della denominazione
Guardando avanti, il Consorzio di Tutela punta su una strategia a più livelli. Da un lato la comunicazione del legame tra Primitivo di Manduria e territorio, per rafforzare il posizionamento del prodotto sugli scaffali e nella ristorazione, sia in Italia sia sui mercati esteri. Dall’altro un lavoro più tecnico sulla tutela della denominazione, con controlli più stretti per evitare che vini di qualità inferiore vengano venduti sfruttando la notorietà del nome.
La competitività della denominazione passa anche dalla capacità di distinguere in modo netto le fasce di prodotto: entry level da una parte, selezioni più identitarie legate al Primitivo di Manduria DOCG dall’altra. È su queste ultime che il Consorzio vede il margine più concreto per far crescere il prezzo medio e, di conseguenza, il reddito dei produttori.
Resta il fatto che nessuna strategia di comunicazione può sostituire un riequilibrio dei prezzi. Per i viticoltori che hanno appena chiuso una vendemmia di qualità, la vera sfida comincia ora, al tavolo delle trattative con le cantine, dove si deciderà se questa annata resterà solo un buon ricordo agronomico o diventerà anche un’annata economicamente sostenibile.





