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Un caffè al bar costa fino a 1,50€: la classifica delle 19 città italiane dove si spende di più

Mano sorregge tazzina caffe al bancone bar

Entrate al bar, ordinate un espresso e controllate lo scontrino. A Bolzano la tazzina può toccare quota 1,50 euro, mentre a Catanzaro o a Napoli si resta spesso intorno all’euro. Una differenza di pochi centesimi in apparenza, ma che racconta un’Italia a due velocità.

Negli ultimi anni il caffè è diventato uno dei simboli dei rincari quotidiani, proprio come il ritorno alla schiscetta per la pausa pranzo. Vediamo chi paga di più, chi paga di meno e soprattutto da dove arrivano gli aumenti.

La classifica: le 19 città italiane dove il caffè costa di più

Le rilevazioni sui prezzi al consumo disegnano una geografia piuttosto stabile. Le città più care si concentrano nel Nord Italia, in particolare nelle province autonome di confine, mentre le più economiche si trovano al Sud. I valori esatti cambiano da una fonte all’altra e da un anno all’altro, quindi la tabella qui sotto va letta come un ordine di grandezza e non come un listino ufficiale.

Fascia Città tipiche Prezzo indicativo dell’espresso
Più care Bolzano, Trento intorno a 1,40-1,50 €
Intermedie grandi città del Centro-Nord e capoluoghi medi come Pescara tra 1,15 e 1,35 €
Più economiche Catanzaro, Napoli e altre città del Sud intorno a 1,00-1,10 €

Le città più care: Bolzano, Trento e il Nord Italia

Bolzano guida la graduatoria con la tazzina più cara del Paese, seguita a breve distanza da Trento. Chi vive o passa dal Trentino-Alto Adige lo sa: lì anche il resto del carrello pesa di più. Il caffè segue la stessa logica, perché il bar è un’attività che risente di costi locali elevati.

Subito dietro ci sono altri capoluoghi del Nord, dove la soglia di 1,30 euro è ormai la norma e il caffè al tavolo costa ancora di più. Nelle zone turistiche o nei centri storici il prezzo sale ulteriormente, anche se la rilevazione ufficiale tiene conto soprattutto del consumo al banco.

Le città più economiche: Catanzaro, Napoli e il Sud

In fondo alla classifica c’è Catanzaro, indicata più volte come la città dove l’espresso costa meno. Napoli resta l’altro grande riferimento: la tradizione del caffè sospeso e della tazzina a prezzo contenuto ha ancora un peso culturale, oltre che economico.

Anche in altre città del Sud Italia la tazzina resta sotto la media nazionale. Pescara, che sta a metà strada tra le due Italie, tende a collocarsi nella fascia di mezzo, con scarti di pochi centesimi rispetto alla media.

Mezzo euro di scarto, 180 euro all’anno

Tra una tazzina a 1,50 € e una a 1,00 € ci sono 50 centesimi. Chi beve un caffè al giorno, a Bolzano spende circa 180 euro in più in un anno rispetto a chi vive a Catanzaro.

Gli aumenti del prezzo del caffè negli ultimi 5 anni

I numeri che circolano sono diversi, perché misurano cose diverse. Per l’espresso servito al bar si parla di un aumento di circa il 24% in cinque anni. Per il caffè acquistato nei negozi, quindi quello che si prepara a casa, le stime arrivano al 44% tra il 2021 e il 2025, con alcune letture che sfiorano il 49% a seconda del periodo e del prodotto considerato.

La differenza ha una spiegazione semplice. Il bar assorbe una parte dei rincari perché il caffè è un prezzo simbolico, che i gestori ritoccano con cautela per non perdere clienti. Al supermercato, invece, il prezzo di pacchi di chicchi, macinato e capsule segue molto più da vicino i costi di acquisto.

Perché il caffè al bar costa sempre di più

Tazza di porcellana con grani e monete

Dietro una tazzina da pochi centesimi in più si nascondono due livelli di costo. Il primo è locale e dipende da dove si trova il bar. Il secondo è globale e riguarda il prezzo del chicco sui mercati internazionali.

I costi di gestione del bar: affitto, energia e personale

Un bar vive di volumi e di margini ridotti, come conferma anche la classifica dei migliori bar italiani. L’affitto di un locale in centro a Bolzano o a Trento non è paragonabile a quello di una strada di Catanzaro, e il divario si ripercuote sul prezzo finale. La stessa logica vale per il personale, con stipendi e contributi più alti dove il costo della vita è maggiore.

A pesare è anche l’energia. Macchina da espresso, macinacaffè, lavastoviglie e frigoriferi restano accesi per ore, e le bollette salite dopo il 2021 hanno cambiato i conti di molti titolari. La gestione del locale è diventata più costosa e il ritocco sulla tazzina è stato, per molti, inevitabile.

L’aumento del prezzo della materia prima

La materia prima incide meno di quanto si pensi sul singolo espresso, ma i suoi balzi si sentono. Il caffè verde, cioè il chicco non ancora tostato, viene scambiato sui mercati internazionali e ha vissuto fasi di forte rialzo. Quando le quotazioni salgono, i torrefattori adeguano i listini e il bar si ritrova a pagare di più ogni chilo di miscela.

Il mercato globale del caffè e l’impatto sui prezzi italiani

Il caffè che beviamo ogni mattina dipende da pochi grandi Paesi produttori. Basta un raccolto scarso per far muovere i mercati globali e, a cascata, i prezzi sugli scaffali e al banco.

Gli eventi climatici hanno avuto un ruolo importante: siccità, gelate e piogge fuori stagione nelle aree di coltivazione hanno ridotto i raccolti e fatto salire le quotazioni. A questo si somma la domanda mondiale, in crescita in Paesi dove il caffè era meno diffuso, che tiene alta la pressione sull’offerta.

L’Italia importa tutto il caffè verde che tosta, quindi non può fare altro che subire questi movimenti. Anche il cambio e i costi di trasporto si inseriscono nel calcolo, con effetti che arrivano al bar con qualche mese di ritardo.

Come cambiano le abitudini dei consumatori

Moka, capsule e tazza di caffe fumante

Davanti a questi aumenti, i consumatori non hanno smesso di bere caffè, ma hanno cambiato modo di farlo. C’è chi riduce le pause al bar e prepara la moka a casa, chi passa alle capsule per tenere sotto controllo la spesa, chi sceglie il bar sotto l’ufficio perché ha il prezzo più basso del quartiere.

Resta però un tratto tutto italiano: la tazzina al banco è un rito sociale (approfondito anche in un percorso di degustazione del caffè a Palermo), e per questo la sensibilità al prezzo è alta. Un aumento di 10 centesimi fa notizia anche quando, in valore assoluto, sembra irrilevante. Se il costo della materia prima si stabilizzerà, i prezzi potrebbero frenare. In caso contrario è probabile che il divario tra Nord e Sud continui a farsi sentire, tazzina dopo tazzina.

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Article publié par la rédaction de Nuvola Rossa.

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